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venerdì 13 marzo 2009

CONTROLLO NATURALE E POTENTE DEL GLUCOSIO EMATICO

GLUCOFIT
Controllo della glicemia e della glicazione

Il controllo del glucosio ematico è essenziale. Il lgucosio che non è trasportato nelle cellule ristagna nel sangue ed è spesso convertito in grasso. Dei tassi troppo elevati di glucosio ematico conducono ad un aumento di peso, a una forma specifica di danni causati dalla reazione del glucosio con le proteine: la glicazione, e altre malattie importanti come l’aterosclerosi. Glucofit™ è una forma di estratto oleoso dell’acido corosolico ottenuto a partire dalle foglie di una pianta (lagestroemia speciosa L.) coltivata in Asia. L’acido corosolico è un potente trasportatore di glucosio attraverso le membrane cellulari. La concentrazione di acido corosolico nel Glucofit™ è tripla (3%) di quella contenuta precedntemente (1% dans Glucosol™, rimpiazzato dal Glucotrim®) 

Negli studi sull’uomo, Glucotrim® ha permesso di ridurre il tasso di glucosio ematico dei diabetici non insulinodipendenti (tipo II). In studi sugli animali, Glucotrim® ha permesso di ridurre il glucosio ematico sia in animali diabetici sia in animali in buona salute. Infatti, gli studi mostrano che Glucofit™ è più efficace di tutti i supplementi nutritivi utilizzati per tenere controllato lo zucchero ematico. 

In uno studio clinico comparativo di cui stanno per essere pubblicati i risultati preliminari, i pazienti supplementati col nuovo Glucofit™ per 60 giorni hanno perduto più di 4,5 kgs di cui il 70% in massa adiposa quando coloro che venivano supplementati con l’anziano Glucosol™ non perdevano "che" 3 kgs. Questi risultati sembrano confermare l’efficacia dose dipendente dell’acido corosolico per controllare il peso.

CALMANTE DELL'APPETITO

Hoddia Gordonii
calma naturalmente l’appetito senza stress nè fatica

La Hoodia gordonii è una pianta spinosa che cresce allo stato selvaggio nel deserto del Kalahari, provincia settentrionale dell’Africa del Sud. Viene utilizzata fin dai tempi preistorici dalle tribù San che la masticano per calmare sete ed appetito durante le loro lunghe spedizioni di caccia. 

Nel 1997, il Conseil pour la Recherche Scientifique et Industrielle (CSIR) sud-africano isolò il componente di Hoodia (ora conosciuto come « P57 ») responsabile di questo effetto taglia-fame e lo brevettò. Dopo il CSIR diede una licenza a una casa britannica, Phitopharm, per commercializzare la Hoodia. Phytopharm si affrettò a contrattare col gigante farmaceutico Pfizer per sviluppare un medicamento le cui vendite potranno fruttare un miliardo di euro quando verrà messo sul mercato nel 2008. Nel 2002 intanto, in accordo con la Convenzione sulla Biodiversità, i diritti della popolazione San sulla Hoodia furono riconosciuti ufficialmente dal CSIR e questo può ora partecipare ai profitti economici della commercializzazione di Hoodia. 

Hoodia gordonii è una pianta protetta che non può essere raccolta allo stato selvaggio che da individui e da qualche rara cocietà detentori di una licenza. Il sole, l’ambiente e il clima di Kalahari hanno un ruolo essenziale nella crescita di un’ Hoodia di buona qualità. 

Hoodia gordonii calma l’appetito in modo tale che la razione calorica quotidiana può essere ridotta di circa il 35%. La molecola P57 agirebbe inviando al cervello un «segnale di sazietà». Una perdita di peso significativo risulta frequentemente da una tale riduzione dell’apporto calorico. Questi effetti sono sufficientemente importanti e frequenti perché dei giganti come Pfizer siano pronti a investire somme colossali su Hoodia. Hoodia non ha alcun effetto secondario noto e non contiene caffeina. Coloro che l’utilizzano perdono spesso da due a quattro kg nelle due prime settimane, senza risentire lo stress o la fatica generalmente associati ai regimi ipocalorici. 

Gli americani sono continuamente alla ricerca di un prodotto miracoloso per combattere l’epidemia di obesità che li colpisce. In novembre 2004, l’emittente di CBS «60 minuti» ha pubblicato un reportage entusismante su Hoodia che ha sferrato una vera frenesia di acquisto. L’emittente della CBS rilevò giustamente che la maggior parte dei prodotti commercializzati in USA non hanno infatti che poco valore rispetto ad Hoodia gordonii nella forma dimostrata come efficace. 

mercoledì 11 marzo 2009

PERDERE PESO

Irvingia gabonensis
Perdere fino a 12 kg in 10 settimane! 


Perché le diete classiche non danno risultati?

Da decine di anni, trovare il mezzo migliore per perdere peso è stato oggetto di dibattiti appassionati.
Ecco il motivo per cui queste diete, anche quelle più drastiche, non permettono di ottenere una perdita di grasso significativa e durevole.
Alcuni scienziati hanno identificato dei meccanismi biologici specificamente responsabili dell'aumento di peso in alcune persone adulte... e questo, qualunque sia la loro modalità di alimentazione. Fino a oggi, non si sapeva come neutralizzare i meccanismi responsabili di questo eccesso di grasso corporeo! Oggi, sappiamo come prendere il controllo dei segnali che permettono di mantenere il peso e la composizione corporei desiderati.
 


accumulatore di grasso n° 1
La resistenza alla leptina

L'ormone leptina indica al nostro cervello che abbiamo assunto una quantità sufficiente di calorie e che possiamo smettere di mangiare. Scatena anche il processo tramite il quale i grassi immagazzinati nelle cellule vengono consumati. Quando invecchiamo, le nostre cellule (ivi compresi i centri cerebrali del controllo dell'appetito) diventano "resistenti alla leptina". La leptina non è quindi più in grado di regolare efficacemente il peso corporeo.

Accumulatore di grasso n° 2
Delle cellule adipose "extra large"

L'aumento di peso che inizia nell'età adulta è caratterizzato da un'ipertrofia degli adipociti (le cellule adipose) che immagazzinano troppo grasso. La dimensione degli adipociti viene controllata da alcuni fattori di trascrizione genetica. È in stretta relazione con l'espressione della adiponectina (più la sua espressione è ridotta, più le cellule adipose sono grosse). Inoltre, i fattori di trascrizione genetica aiutano a regolare l'adiponectina, indispensabile per mantenere la sensibilità all'insulina.

Accumulatore di grasso n° 3
L’attività eccessiva di un enzima di conversione dei grassi

La glicerolo-3-fosfato deidrogenasi è un enzima indispensabile per la sintesi (la fabbricazione) degli acidi grassi nel nostro organismo. Controllare questo enzima aiuta a ridurre la quantità di glucosio (zucchero) convertita in acidi grassi nel sangue. 

I 4 mezzi per ritrovare il peso ideale


I cambiamenti nell'alimentazione, l'assunzione di supplementi nutrizionali, di ormoni o di farmaci agiscono generalmente sulla perdita di peso attraverso un solo meccanismo. Ma gli adipociti (le cellule adipose) dispongono di numerosi mezzi per assicurarne la sopravvivenza. E' stato dimostrato che un estratto della pianta dell'Africa occidentale Irvingia aiuta a ritrovare il peso ideale agendo tramite quattro vie metaboliche complementari.

1 Ristabilire la sensibilità alla leptina

Le cellule adipose producono la proteina C reattiva, un componente proinfiammatorio che conduce alla "resistenza alla leptina". Quando si somministra dell’Irvingia ad alcuni soggetti in sovrappeso, i loro livelli di proteina C reattiva si abbassano e, di conseguenza, una minore quantità di proteina C reattiva è disponibile per bloccare l'attività della leptina. Quest'ultima svolge un ruolo importante nella gestione del peso poiché favorisce il consumo dei grassi negli adipociti e ordina al cervello di spegnere i segnali cronici della fame.

2 Aumentare l’adiponectina

Le grosse cellule adipose secernono una quantità inferiore di adiponectina, un ormone vitale per la sensibilità all'insulina e per la salute cardiovascolare. Quando si somministra dell’Irvingia ad alcune persone in sovrappeso, i loro i livelli di adiponectina sono nettamente aumentati.

3 Inibire un enzima di conversione dei grassi

L’enzima glicerolo-3-fosfato deidrogenasi facilita la conversione del glucosio in trigliceridi, aumentando così la dimensione degli adipociti. L’Irvingia inibisce la glicerolo-3-fosfato deidrogenasi, diminuendo così le quantità di glucosio convertite in grasso nell'organismo.

4 Ridurre l'assorbimento degli idrati di carbonio

L’assorbimento totale degli idrati di carbonio necessita della loro degenerazione grazie all'amilasi, un enzima del sistema digerente. L’Irvingia inibisce l'amilasi, riducendo così le quantità di idrati di carbonio che verranno assorbite come zucchero.